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(rito celtico con druido e arpa)





Da anni appassionata di musica "nordica", come arpista mi sono posta un interrogativo fondamentale: con che spirito una musicista italiana può suonare la musica celtica?
Ho quindi affrontato la questione, recandomi in Irlanda, Inghilterra e Bretagna e documentandomi con materiale credibile.
Ho scoperto che in senso lato la musica dei Celti preromani è certamente esistita, ma noi oggi non possiamo sapere esattamente com'era; nell'era celtica in Europa lo strumento musicale dei Druidi era l'arpa, ma le arpe erano fatte in legno e non sono giunte fino a noi. In più, i Celti erano immersi in una cultura orale (se si eccettua la scrittura magica degli ogam), quindi non è arrivata fino a noi alcuna nota scritta! Necessariamente, bisogna interpretare.
Fra le tantissime interpretazioni, ho rivolto l'attenzione al lavoro scientifico dei filologi Christian J. Guyonvarc'h e Françoise Le Roux. Questi due studiosi fanno rilevare che una "tradizione orale" non muore pur sotto i pesanti colpi inferti dalle legioni romane, dal Cristianesimo e dalle invasioni scandinave. L'oralità si tramanda in modo "liquido", sotterraneo ma efficace. E la sensibilità musicale celtica molto probabilmente si è innestata nella tradizione musicale medioevale nordica, la quale serba i tesori di un'attitudine spirituale ben più antica, precristiana.
La "musica celtica" è perciò ritmica, perché i Celti erano popoli battaglieri e guerrieri, e anche il druido si presentava con l'arpa sul campo di battaglia. Ma spesso la musica celtica affianca all'elemento ritmico un'espressione melodica assai pronunciata, dolce e nostalgica. Infatti i Celti, grazie alle arti dei druidi, percepivano la centralità del rapporto finito-infinito, chiave di volta della loro concezione del mondo. Sconfitte, conquiste e catastrofi hanno chiuso quella finestra che dava sull'infinito, e le popolazioni nordiche medioevali hanno registrato il rammarico di una perdita originaria in struggenti melodie.
Questa è la mia interpretazione, rivissuta e approfondita ogni qualvolta tocco le corde, per rievocare la "Marcia di Brian Boru" o "Women of Ireland".

Chiara Visentini     




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ultimo aggiornamento 1/9/2010